La psicoterapia familiare è una tecnica di trattamento psicologico dei disturbi e dei problemi della famiglia: secondo questo approccio teorico e metodologico infatti, non si possono studiare dati e persone senza considerare la dinamica interattiva e il contesto in cui hanno vita gli scambi relazionali.
Questo modello si è affermato nella seconda metà degli anni Cinquanta, prima negli Stati Uniti (a partire dalle ricerche effettuate presso il Mental Health Research Institute di Palo Alto, in California, in particolare grazie ai contributi di Bateson, Watzlavick, Haley, Bowen e altri) e poi rapidamente anche in Europa con il fondamentale contributo della Scuola di Milano (noto col nome di Milan Approach) che nasce dal lavoro di Boscolo, Cecchin e Selvini Palazzoli i cui risultati e le cui teorizzazioni vengono pubblicati nello storico e fondamentale volume “Paradosso e contro paradosso” vera pietra miliare, insieme a “Pragmatica della comunicazione umana” di Watzlavick e a “Verso un’ecologia della mente” di Bateson di tutto l’impianto sistemico-relazionale.
La terapia familiare nasce dalla teoria dei sistemi, una branca della scienza e della filosofia contemporanee che ha proposto un nuovo modello di spiegazione delle relazioni fra individui: secondo questo approccio è più importante comprendere l’organizzazione, il controllo e la struttura dei rapporti tra fenomeni, piuttosto che descrivere questi ultimi come entità astratte e isolate. Infatti Ad ogni livello di complessità i fenomeni osservati mostrano proprietà che non esistono a livello inferiore (il tutto è diverso dalla somma delle parti).
Uno dei principali obiettivi era quello di migliorare la comunicazione all’interno del gruppo-famiglia, cioè le modalità con le quali soggetti si scambiano messaggi verbali e non verbali, influenzandosi reciprocamente, al fine di rendere stabili i cambiamenti ottenuti. “La teoria della comunicazione giudica un sintomo come un messaggio non verbale. Non sono io che non voglio (o che voglio) far questo, è qualcosa che non posso controllare, per es. i nervi, la malattia, l’ansia, un difetto della vista, l’alcool, l’educazione che ho ricevuto, i comunisti, o mia moglie” ( cfr. Watzlavick, op. cit. p.72).
I sistemi interpersonali – gruppi di estranei, coppie sposate, famiglie, relazioni psicoterapeutiche o addirittura internazionali, ecc. – possono essere considerati circuiti di retroazione, poiché il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra persona.

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